Il simbolo fondamentale utilizzato per rendere la Kabbalah uno strumento applicativo è indubbiamente l’Albero della Vita, glifo riassuntivo di ogni elemento simbolico facente parte dell’insegnamento della mistica ebraica e non solo.

Essendo un simbolo universale, è ascrivibile alla gran parte delle religioni e dei movimenti spirituali che si sono sviluppati sul nostro pianeta e si possono in esso ritrovare profonde e significative connessioni con discipline quali l’astrologia e i tarocchi. Pur essendo stato sviluppato graficamente e simbolicamente all’interno della tradizione ebraica, esso conserva elementi che fanno pensare appunto a un’ origine antecedente e cosmogonica.

L’Albero della Vita si compone di 32 sentieri. Dieci sfere o Sephiroth e 22 sentieri o “patti”.

Ad ognuno dei sentieri dell’Albero della Vita è possibile associare simbologie di natura occidentale o orientale, provenienti da qualunque tradizione spirituale. Questa è la grandezza e la versatilità di questo simbolo, che riesce a unire e ad abbattere le apparenti barriere tra tutte le tradizioni spirituali del nostro pianeta.

Solo a titolo di esempio possono essere coerentemente attribuiti all’Albero della Vita simbologie quali i segni zodiacali, gli arcani maggiori e minori dei tarocchi, le lettere ebraiche, le divinità greche e romane, le divinità dell’induismo, dell’antico Egitto etc.

Ciò costituisce una ricchezza di informazioni di impareggiabile valore, che dona allo studioso e conoscitore dell’Albero della Vita uno strumento pressoché impareggiabile di conoscenza e confronto con le numerose tradizioni esistenti.

La storia e la tradizione ci raccontano che Abramo, indiscusso genitore e padre della popolazione ebraica, ebbe l’onore di ricevere l’insegnamento da Melchisedek, conosciuto al tempo come il Re di Salem. A suo tempo venne stabilito un “patto” (da cui verrà tratto il significato e il senso dei “sentieri” dell’Albero della Vita), tra il Creatore e Abramo per la trasmissione della Conoscenza.

La conoscenza dell’Albero della Vita e delle sue innumerevoli implicazioni simboliche, furono nascoste per moltissimi secoli, ma nonostante ciò rimase sempre viva e pulsante all’interno delle diverse comunità spirituali. In tale fase apparentemente oscurantista, numerose personalità di ogni secolo tra i quali scienziati, medici, astronomi lavorarono assiduamente e in modo metodico sulle simbologie nascoste dell’Albero della Vita, al fine di comprendere i segreti e di svilupparne e divulgarne la conoscenza. I principi fondamentali dei meccanismi dell’Universo erano già conosciuti al tempo di Salomone, in quanto presenti tra le pieghe dei testi sacri e nella simbologia delle colonne del tempio Joachin e Boaz. Fra tutte, l’opera che rivela maggiormente la natura della Kabbalah è come detto, il Sepher Yetzirah.

In quest’opera viene narrata la costruzione dell’Universo attraverso le 22 lettere dell’alfabeto ebraico, suddivise in tre parti: lettere madri, lettere doppie (per via del doppio suono con cui si pronunciano) e lettere semplici, cui può essere attribuito un unico suono. Le infinite combinazioni delle lettere donano al nostro universo percepibile la varietà e la gamma delle possibilità dell’uomo, non solo per le infinite connessioni linguistiche e grammaticali possibili, ma anche per le numerose corrispondenze simboliche ed energetiche che possono essere affiancate ad ogni singolo archetipo o lettera.

Infatti le 22 lettere non solo rappresentano una precisa mappa dell’Universo, ma anche della struttura psico-fisica umana, unendo al contempo il macro e microcosmo. Gli elementi aria, acqua e fuoco si mescolano e si attivano attraverso le 3 lettere madri, i sette pianeti astrologici principali quali Saturno, Giove, Venere, Marte, Mercurio, Luna e Sole giocano il loro ruolo di archetipi formatori nelle 7 lettere doppie e il cielo stellato attraverso i dodici segni zodiacali determina i fattori umani in armonia con le 12 lettere semplici, ognuna delle quali viene appunto associata ad un singolo segno.

Del già citato Albero della Vita troviamo riferimento nell’ambito delle più grandi e diffuse religioni del pianeta. Nella tradizione cristiana e nel testo fondamentale di tale tradizione , la Bibbia, viene citato nella descrizione del Giardino dell’Eden (Gen. 3,22) e nel libro di Giovanni (Riv. 2,7-22,19).

L’evoluzione di tale glifo, è stata nel corso dei millenni un elemento di crescita dell’uomo stesso. Alle volte in modo visibile, più spesso in modo occulto, è da sempre stato fonte di grande fascino per coloro che si sono accostati allo studio e all’analisi della mistica in ogni tempo e in ogni luogo. Molti autori della mistica ebraica quali Menahem Recanati, Yshaq Luria, Abraham Abulafia, Maimonide e molti altri hanno dedicato anni di studi e pratiche spirituali al fine di analizzare la struttura semplice e completa dell’Albero stesso. Grazie a loro e ai tanti sperimentatori pratici della mistica, oggi possiamo risalire all’uso pratico dell’Albero della Vita, introducendolo con incredibile semplicità e attualità nelle questioni psicologiche e spirituali che fanno dell’uomo un essere unico e irripetibile.

L’Albero della Vita è quindi simbolo relativo al mondo così come oggi lo viviamo e interpretiamo, con le sue infinite contraddizioni e le sue straordinarie meraviglie. Esiste oggi come allora ed è sempre attuale, la sua applicazione pratica.

I nomi delle Sephiroth o Sfere dell’Albero sono i seguenti:

  1. Keter (Corona)
  2. Chokmah (Saggezza)
  3. Binah (Intelligenza)
  4. Chesed (Misericordia)
  5. Geburah (Severità)
  6. Tiphareth (Bellezza)
  7. Netzach (Vittoria)
  8. Hod (Gloria o Riverbero)
  9. Yesod (Fondamento)
  10. Malkuth (Regno)

Ogni singola Sephirah nel momento della formazione dell’Universo ha avuto la funzione di contenitore dell’energia Divina, acquisendo così una qualità tutta sua. Sarebbe utile immaginare tali sfere come dei veri e propri vasi, che raccolgono continuamente l’energia della Divinità che a un certo punto decise di manifestarsi, per ragioni a noi sconosciute. Nell’atto della Sua manifestazione, nel rivelarsi, ha generato 10 strutture fondamentali per permettere all’uomo di riconoscere la grandezza del suo operato. In seguito a tale evento che ebbe inizio attraverso lo Tzim-Tzum cabalistico (di cui abbiamo già accennato), avvenne un altro evento considerato terribile, la Shevirah o rottura dei vasi. Tale avvenimento creò un nuovo ordine di cose, raggiungendo uno stato di coscienza non più assimilabile a quello precedente. Ogni singola Sephirah non riuscì a contenere l’immensa e dirompente quantità di Luce emanata. La condizione divina dell’Adamo Celeste, formato dalle dieci Sephiroth, fu perduta. La caduta dell’Adamo ed Eva divenne quindi condizione essenziale di conoscenza, attraverso cui restaurare i vasi nella loro perfezione di luce. Infatti la luce stessa che fuoriuscì dai vasi rotti contribuì a formare Malkuth il Regno, unica sfera capace di sorreggere tale potenza.

Una luce che sin dagli albori del tempo pervade la vita e l’essenza di tutti noi, che quotidianamente camminiamo su questo piano e che abbiamo il compito di “restaurare” affinché sia possibile un vero e proprio ritorno alle origini.

Marco Marini

 

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Marco Marini nasce a Roma il 12 dicembre 1970 e vive attualmente nella città di Londra. Autore, scrittore e pubblicista da sempre è appassionato di studi archetipali d’occidente, con speciale attenzione alla Kabbalah, al Tarocco archetipale e all’astrologia evolutiva. Tiene regolarmente conferenze e seminari in Italia e all’estero dal 1995, con particolare orientamento volto alla formazione personale e professionale. Ha pubblicato nel 2014 il libro “Kabbalistic visions Marini-Scapini tarot” per Shiffers publishing, U.S.A. libro distribuito nel mondo sull’incontro tra il Tarocco e l’archetipo cabalistico. E’ di prossima uscita il libro “La kabbalah e le 22 vie di guarigione” per lo stesso editore. E’ spesso ospite in trasmissioni televisive e radiofoniche nazionali.

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