Quando ci addentriamo nei meandri del concetto dell’immaginazione creativa, scopriamo un mondo per lo più sconosciuto, o meglio dimenticato.

L’immaginazione infatti è prerogativa del “bambino” che giace in ognuno di noi. Attenzione bambino, non infante.

L’infantilismo infatti nulla a che vedere con la capacità che l’uomo ha di recuperare la sua forza e il suo potere connesso all’immaginazione. Solo il bambino risvegliato che giace in ognuno ha l’effetto di scatenare questa forza e di dirigerla nella direzione voluta. E’ certo che tutto quello che noi riteniamo reale nella vita abbia avuto un’origine immaginativa, nostra o di qualcuno che l’ha pensata e creata per noi.

Qualunque progetto, idea o pensiero scaturisce da questa forza straordinaria che si pone come fondamento della nostra personalità. Gli antichi cabalisti lo chiamavano il mondo di Yesod (Fondamento) o l’antico gioco di specchi.

Il primo elemento infatti necessario per poter accedere a questa grandissima forza è proprio lo specchio, elemento simbolico che ci permette di entrare in contatto con noi stessi e non solo con la nostra immagine riflessa. Il mondo dell’immaginazione viene infatti legato anche alla Luna, il pianeta che riflette il nostro reame inconscio e che ci permette di entrare in contatto con le nostre più profonde capacità, percettive e creative.

In sostanza quindi tre sono le cose essenziali per poter sviluppare o cominciare ad accedere a questo tipo di talento, che tutti noi possediamo ma che spesso per questioni educative o semplicemente per abitudine, tendiamo a mettere da parte e a ritenere poco adesso alla realtà.

1. La capacità di recuperare il “bambino interiore”

quella capacità totalmente innocente di andare verso la propria direzione e prendere ciò che desideriamo o di cui abbiamo bisogno. I bambini infatti, quelli veramente piccoli, non si chiedono se fare una cosa sia giusta oppure no, se agire o non agire, ma semplicemente si muovono verso ciò che li attrae e li fa stare bene. In sostanza manifestano l’innata capacità che l’uomo ha di rendere felice se stesso e gli altri esplorando il mondo circostante con occhi sempre sorpresi.

2. la capacità, da adulti, di guardarsi allo specchio

e di capire se si è sulla giusta strada oppure no. In tal caso è necessario rifarsi alla prima regola ossia quella di andare verso ciò che ci piace e ci dona felicità.

3. compiere il primo passo, concreto, verso l’attuazione di ciò che immaginiamo

Questo perché è solo con l’agire che possiamo comprendere veramente se siamo in linea con noi stessi e quindi con i nostri più autentici bisogni interiori.

Seguendo queste semplici regole possiamo inoltrarci verso i reami dove tutto è possibile e dove i limiti non esistono, posti soltanto dalla nostra mente “adulta” mai veramente cresciuta. Quella mente che non ha ancora imparato a consapevolizzare la propria presenza nel mondo e a comprendere che senza amore non è possibile realizzare nulla che sia veramente apprezzabile.

Marco Marini

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Marco Marini nasce a Roma il 12 dicembre 1970 e vive attualmente nella città di Londra. Autore, scrittore e pubblicista da sempre è appassionato di studi archetipali d’occidente, con speciale attenzione alla Kabbalah, al Tarocco archetipale e all’astrologia evolutiva. Tiene regolarmente conferenze e seminari in Italia e all’estero dal 1995, con particolare orientamento volto alla formazione personale e professionale. Ha pubblicato nel 2014 il libro “Kabbalistic visions Marini-Scapini tarot” per Shiffers publishing, U.S.A. libro distribuito nel mondo sull’incontro tra il Tarocco e l’archetipo cabalistico. E’ di prossima uscita il libro “La kabbalah e le 22 vie di guarigione” per lo stesso editore. E’ spesso ospite in trasmissioni televisive e radiofoniche nazionali.

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