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Il titolo è di per sé provocatorio e lo è volutamente.

Probabilmente, il primo pensiero dopo la lettura di questa frase è: sì, meno soldi, che sono del diavolo, e meno cose materiali, che sono tutt’altro che spirituali (a questo link trovi il post in cui parlo di ricchezza e povertà materiale e spirituale).

Questo è il più grande errore che puoi fare.

Essere felici vuol dire tutt’altro che mancanza, vuol dire tutt’altro che differenziare tra materialità e spiritualità. Essere felici avendo soldi e beni materiali è auspicabile, quello che NON devi fare è essere attaccato ad essi, ma considerarli un mezzo per realizzare obiettivi superiori.

Fa’ un passo indietro e focalizzati sull’argomento: cos’è per te la felicità? Un esercizio interessante è prendere un foglio di carta e scriverlo. Cos’è che davvero ti rende felice? Perché quel soggetto (persona, cosa, evento) ti rende felice? Da 1 a 10, quanto ti rende felice? Fare questo esercizio prima di proseguire nella lettura, tutto ti si presenta più semplice da comprendere.

Ogni essere umano nasce libero all’interno di una psicoprigione, crede di essere incatenato in un mondo libero, ossia è convinto che la libertà e la gioia siano a lui esterni. È necessario che modifichi questo concetto.

L’essere umano vive secondo due leggi ben precise: allontanamento dal dolore e raggiungimento della felicità. È spesso difficile distinguere il limite tra le due leggi e questo genera una grande confusione. Quest’ultima mescola gli aspetti della felicità e dolore, tanto più che l’essere umano, nell’impossibilità di capire quali elementi fanno parte dell’uno o dell’altro aspetto, fa sua tutta questa brodaglia. Sì, perché è come se fosse un brodo, dove acqua, sale, burro, pepe, non sono più distinguibili separatamente.

Ecco che subentra la necessità del MENO, di eliminare tutti gli inquinanti della felicità.

Perché succede questo?

“Sarai felice”, mi disse la vita, “ma prima ti renderò forte.” È necessario essere in grado di sopportare l’onere della felicità, ecco perché dobbiamo creare all’interno di noi, le strutture designate a questo ruolo. La felicità è quell’oro alchemico che deriva dal piombo. Perciò, più che eliminare gli inquinanti, li dobbiamo trasmutare.

La nostra più grande paura è di essere potenti oltre ogni nostro limite, crediamo sia impossibile esserlo, ma questa idea deriva dal fatto che ci siamo illusi di essere limitati. Le statistiche rivelano ovunque un elevato livello di infelicità, proprio perché ci poniamo all’interno di una prigione senza sbarre, senza mura, senza controllori. Quella prigione è la nostra mente, la nostra più grande illusione.

Per comprendere la felicità è importante conoscere cosa ci rende infelici, per evitare di aggiungere al brodo quegli ingredienti.

Le vere motivazioni dell’infelicità

Spiegare qualcosa di semplice risulta difficile

Succede perché la mente umana ama complicarsi la vita. Se è semplice, c’è qualcosa sotto. Questo è un paradigma che deriva da credenze popolari: per avere qualcosa bisogna sudarselo, far fatica, lo si ottiene solo attraverso il dolore, perché così ne comprendi il valore reale.

Quindi, per raggiungere pochi attimi di felicità è necessario subire lunghi periodi di infelicità. Questo, però, è tutt’altro che reale, in quanto puoi scegliere quale strada percorrere e quale mezzo utilizzare. Se devi passare per una strada sterrata, meglio andare a piedi, in bici, in fuoristrada o con il camion? Ecco come puoi rendere sempre felice la vita: con le scelte che in ogni istante fai.

Le persone si definiscono credenti in una religione, credono nell’anima, ma rifiutano il percorso che l’anima ha scelto

La frase più diffusa diventa: perché proprio a me? La risposta diventa: perché è ciò che serve alla tua evoluzione animica.

L’esistenza ti manda continuamente segnali quando è il momento di modificare la tua vita. Nel momento in cui li ignori, ecco che l’esistenza ti presenta il conto. Essere fedeli, spirituali, significa esserlo “nel bene e nel male”. L’essere umano medio, invece, accetta solo ciò che ritiene bello e rifiuta ciò che ritiene brutto. Tutto è uno, quindi bello e brutto non esistono. C’è solo ciò che è utile per me.

Le persone si informano, ma pensano sia valido per gli altri

Questo è uno dei grandi limiti che bloccano il vivere felici. Innanzitutto, quando un messaggio lo sento io, significa che è valido per me. Solo successivamente e dietro una richiesta precisa, posso passare l’informazione a qualcun altro.

Mai mi stanco di ripetere che è su di me che devo lavorare per rendere migliore il mondo.

Le persone desiderano modificarsi, ma sono ostinate nel vecchio paradigma

La frase più diffusa in questo caso è: “Sto facendo un sacco di cose per modificarmi, ma la mia non cambia!”. È interessante distinguere tra quello che è un modo orizzontale e uno verticale di essere e agire. È impossibile cambiare le cose se si vogliono modificare con lo stesso livello di coscienza e consapevolezza con cui sono state create. La prima azione è modificare il modo di vedere e percepire la realtà.

desktop_2ef7eedf-cb2e-4579-9abf-6d85c0a9b7d0Nasce la necessità di modificare il paradigma attuale. Cos’è un paradigma? È un modello di riferimento di valore fondamentale. Risponde alla frase: per me è così. Per cambiare la realtà è doveroso togliere queste verità assolute soggettive e iniziare a vedere le cose da tutti i punti di vista.

Il paradigma attuale ha quattro limitazioni principali:

  • Mancanza di distinzione tra oggettivo e soggettivo: esiste una sola realtà, ma tante verità quanti sono gli esseri umani
  • Ignora le limitazioni contestuali e terminologiche: la verità è tale solo all’interno di quel preciso contesto, ossia ambiente famigliare, sociale, economico, politico. Cambiando contesto, cambia la verità. Siamo in grado di percepire solo ciò che siamo in grado di descrivere con le parole che conosciamo; il resto è per ciascuno di noi inesistente o incomprensibile
  • Ignora l’esistenza della coscienza: esiste un’energia onnipresente, onnisciente, onnipotente, a cui ognuno di noi può collegarsi, ma non crediamo sia reale
  • Ignora la legge di causa-effetto: per conseguenza karmica, ad ogni azione corrisponde una reazione. Il problema sta nell’ignorarlo. Si conosce molto bene la legge di causa-effetto legata al passato, ma si ignora quella rispondente al futuro. La legge di causa-effetto è fuori dal tempo, perciò passato e futuro non esistono.

Ti faccio un esempio: un’ora fa (passato) ho lasciato la pentola sul fuoco, ora (presente) ho il cibo bruciato. Questa è la legge che conosciamo.

Quella che ignoriamo è questa: domani (futuro) devo fare un lavoro troppo complicato, quindi oggi (presente) ho la febbre.

Una volta compresi questi punti, è possibile lavorare su di sé per raggiungere il livello di felicità personale.

Nel prossimo post continuiamo la strada per essere felici. Buona felicità!

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