Alzino la mano coloro a cui non è mai stato detto “Prima il dovere e poi il piacere!”.

Come avevo previsto!

Tutti l’avete sentito almeno una volta nella vostra vita.

E sono pronta a scommettere che ci avete anche creduto per un po’ di tempo!

Anch’io l’ho fatto per anni e anni.

Sono proprio cresciuta con la convinzione di dover accettare di buon grado il fatto di subire vessazioni dall’esistenza perché, prima o poi, avrei potuto avere una piccolissima ricompensa che avrebbe ripagato i miei sforzi.

Inutile dire che ero talmente concentrata sul sacrificio da domandarmi se avessi sofferto abbastanza per meritarmi davvero un piccolo premio.

Quasi sempre la risposta era no, in alternativa potevo godere di un sì con senso di colpa.

Oggi tanti dei colpiti da questo flagello stanno degenerando dal lato opposto tediando giovani menti con un comportamento ancora più assurdo: il premio di incoraggiamento.

I bambini scrivono sui muri o rompono oggetti e vengono premiati con giocattoli e coccole per non farlo più.

Vorrei avere l’abilità di poter compiere salti temporali per poter vedere in anteprima il risultato di questa follia, ma approfondiremo l’argomento in un altro momento.

Dopo un accurato, interminabile, durissimo ed impegnativo lavoro su me stessa per sganciarmi da questo modello, mi sono posta delle domande.

Ho aperto bene gli occhi, ho approfittato dei più famosi social network, che mi regalano la visione di una vasta porzione di umanità, ed ho sbirciato nelle vite altrui per vedere cosa accade.

Ciò che ho visto mi ha lasciato un po’ perplessa.

Complice l’estate, in cui tutti i fruitori si sbizzarriscono postando le foto delle proprie vacanze (di questo peccato sono colpevole anch’io), ho notato come tante persone abitualmente impegnate a detestare la propria vita, il proprio lavoro, il luogo in cui vivono, arrivino stremati a vivere il più intensamente possibile le canoniche due settimane di ferie.

Sembra che debbano concentrare tutta la loro vita in quei giorni (il piacere) dopo un anno passato a massacrarsi tra mille difficoltà (il dovere) per poi riprendere il calvario in un girone infernale senza fine.

Non mi sono più riconosciuta in questo modus operandi ed ho riflettuto su come ho fatto a cambiare la mia visione.

 

Quando mi sono riappropriata della mia vita ho imparato ad impregnare ogni istante di piacere.

 

Ho scoperto che questo modo di agire non è nient’altro che un’abitudine e che basta una costante ripetizione per farla propria.

Mi sono resa conto che non servono motivazioni enormi, fatti eclatanti ed esperienze sconvolgenti, con un po’ di impegno e aprendo bene gli occhi si può provare piacere anche in un gesto semplice come bere un caffè con qualcuno.

 

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Questo non vuol dire che nella mia vita non ci siano doveri.

Anch’io devo fare cose noiose come stirare, pulire la casa, andare a fare la spesa o la fila alle poste, ma l’atteggiamento con cui svolgo le azioni quotidiane dipende solo da me.

Sono sempre io che scelgo come affrontare queste attività e ho la massima libertà di azione.

Un atteggiamento educato al piacere aiuta a costruire una vita che non necessiti un anno di sofferenza per quindici giorni di libertà.

Una vita da cui non si voglia fuggire e in cui ci si sente sempre un po’ in vacanza come cantava Irene Grandi nella sua “In Vacanza da una Vita”.

Ho letto spesso che, per acquisire un’abitudine, siano necessari 21 giorni di ripetizione, lo trovate scritto anche nel libro Comunicazione Efficace – Anima Edizioni della mia amica Serena Pattaro, io vi lancio una sfida.

Provate per 21 giorni ad impregnare di piacere la vostra vita, fatelo con amore e, se vi va, raccontatemi i vostri risultati.

Buona vita da vacanza

 

Di seguito le pubblicazioni editoriali dell’autrice di questo articolo, Serena Milano:

Ho Scelto di Guarire Ho Scelto di Guarire
Un viaggio dal Cancro alla Rinascita attraverso le chiavi della Metamedicina, della Psicologia, della Consapevolezza e dell’Amore
Serena Milano Compralo su il Giardino dei Libri
Memorie di una Tata Serena Milano Memorie di una Tata
Come i bambini ci insegnano la vita – Un report per adulti consapevoli
Serena Milano Compralo su il Giardino dei Libri

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Autrice di Ho Scelto di Guarire (Anima Edizioni, 2012) e Memorie di una Tata (Anima Edizioni, 2016), nel 2013 vince il premio letterario Tra il Visibile e l'Invisibile come autrice emergente. Partecipa al convegno Cancro e Anima nel 2015 ed al Primo Convegno sul Cancro organizzato dal Centro Culturale L'Albero a Modena nel 2016, a Laboratorio Salute e Pianeta Bimbo su Telecolor e ad altri importanti eventi. Dal 2009 si apre allo studio del mondo olistico partendo dalla metamedicina che le risulta fondamentale per la guarigione di un cancro. Studia con dedizione ogni cosa che le permetta di arricchire la propria vita in amore e consapevolezza. Alimentazione, fisica quantistica, meditazione, ecologia ed attenzione all'ambiente sono le chiavi per giungere ad importanti traguardi di benessere e comprendere con il cuore che la vita fornisce tutti gli strumenti idonei all'evoluzione di ognuno. Nel 2016 consegue il secondo livello Reiki nel sistema Usui di Guarigione Naturale. Si dedica a divulgare il pensiero secondo cui il benessere parte dall'amore verso se stessi consapevole che solo chi si ama davvero può portare gioia anche agli altri. Appare su importanti testate nazionali divulgando un messaggio di guarigione ed amore. Da un lustro a questa parte trascorre molto tempo in compagnia di bambini dove sperimenta una "pedagogia pratica". Grazie ad un ribaltamento dei ruoli sociali si lascia guidare da questi piccoli maestri in una riscoperta della vita. Guarda il mondo attraverso i loro occhi percependo la necessità di capire il potenziale di ogni piccolo essere umano al fine di creare le condizioni migliori che permettano ad ognuno di esprimere il meglio di se stesso per creare un mondo nuovo. Divoratrice seriale di libri, si impegna quotidianamente nella ricerca e nell'apprendimento. Adora viaggiare, immergersi nella naura, stare a contatto con gli animali, studiare, scrivere e crede che ognuno, con i propri mezzi, possa fare la differenza nel mondo.

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