Vegliare incessantemente 

Questo testo è pensato come continuazione del mio precedente articolo Raggiungere uno stato di Risveglio in 24 ore.

Hai deciso dunque cimentarti nella prova dei Padri del Deserto?

Sei dunque fermamente deciso\a a non lasciar passare un solo istante di questa giornata senza sforzarti di vegliare, ovvero di praticare una presenza costante nell’Adesso. Bene.

Ecco di seguito alcune indicazioni utili.

I momenti in cui ti sarà probabilmente più difficile “vegliare” sono la primissima parte della giornata -le prime ore dopo il risveglio- e il momento centrale della giornata.

Nella prima parte della giornata tende infatti a prevalere l’inerzia dell’abitudine che ci porta spontaneamente ad anticipare col pensiero impegni e incombenze delle ore successive.

Inoltre la parte di noi che è determinata a lavorare su di sé si è sviluppata più di recente ed è dunque più “giovane” rispetto ai molti condizionamenti che si sono sedimentati in noi nell’arco di decenni e a partire dai primi mesi di vita. Ciò significa che l’energia psicofisica confluirà con più facilità verso i molti meccanismi mentali ed emotivi di vecchia data (esempio: l’ansia per le molte cose da fare, un certo senso di inadeguatezza, i pensieri caotici che presentano immagini del futuro, etc.). L’intento di vegliare si troverà inizialmente in disparità energetica e disperso in una selva di meccanismi ipertrofici.

In queste prime ore dobbiamo allora esercitare ancora di più la volontà ripetendoci anche mentalmente il nostro proposito: “io voglio vegliare“; “io voglio restare presente a me stesso\a“; “desidero essere presente in ogni istante, qualunque cosa accada“; etc.).
In tal modo daremo energia al nostro proposito, innaffiandolo con cura, come il granello di senapa della parabola evangelica che inizialmente è piccolo e solo, sperso tra le molte piante già cresciute nel giardino. Ricordate tuttavia che ogni sforzo -apparentemente disperato- che fate ora per nutrire il vostro intento e restare presenti, vi ricompenserà più tardi in modo spropositato:

“Il regno dei cieli si può paragonare a un granellino di senapa, che un uomo prende e semina nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande degli altri legumi e diventa un albero, tanto che vengono gli uccelli del cielo e si annidano fra i suoi rami.”
-Mt 13, 31-35

Ricordate infatti che ogni fibra della vostra natura brama segretamente di riguadagnare uno stato di risveglio e che quindi ogni istante di sforzo volontario in tal senso vale più di anni di inerzia, poiché è coadiuvato dal senso di marcia dell’essere stesso.

Dopo questa prima fase le vostre fatiche mostreranno di dare i primi frutti: vivrete alcune ore di maggiore centratura in cui essere presenti sarà molto più naturale. Vi sarete nel frattempo inseriti nella vostra routine (esempio: siete arrivati in ufficio e avete iniziato a svolgere le vostre abituali occupazioni): in questo caso l’abitudine remerà per un po’ a vostro favore, poiché sequenze di azioni ben sperimentate daranno sicurezza alla vostra macchina biologica che sarà più facilmente governabile.

Questo è molto importante: approfittate di questa parentesi di tranquillità per “investire” nella presenza – applicate cioè la vostra volontà per essere ancora più presenti e far così crescere la vostra vibrazione che al momento del bisogno vi sosterrà, come un capitale che si è fatto ben fruttare. Se invece vi adagerete in questa situazione momentaneamente più “comoda” lasciando immutato il vostro grado di presenza, presto perderete il poco che avevate guadagnato. Questo il senso della parabola in cui il Signore ricompensa coloro che hanno fatto fruttare il capitale inizialmente assegnato, mentre priva di tutto colui che non ha avuto il coraggio di investire la sola moneta di cui era in possesso:

“A chi ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha”
-Mt13,12

el-salvador-332885_960_720Ed ecco che a metà circa della vostra giornata capirete come mai era tanto importante “guadagnare” presenza finché si era in tempo: in obbedienza alle leggi di ogni ciclo energetico, il momento centrale di un qualunque processo reca un punto di massima resistenza.

Questo punto rappresenta un passaggio obbligato e può essere pensato come una vera e propria “crocifissione”: sarà il momento in cui tutte le avversità arriveranno all’esasperazione; non vi sarà regalato nulla e solo con uno sforzo strenuo di volontà riuscirete ad attraversarlo.

Ciò potrà essere dovuto a eventi esterni: accadranno cioè cose che -grandi o piccole che siano- avranno il massimo potere di distrarvi, di irritarvi, preoccuparvi e in generale deconcentrarvi rispetto all’intento di vegliare.
Ma potrà anche essere un fenomeno solo interiore: anche se in assenza di cause esterne, in voi sentirete crescere emozioni turbolente o pensieri particolarmente caotici e martellanti.

E’ molto utile a questo punto sapere cosa sta accadendo. La sensazione sarà quella di non farcela e di essere perduti: voi però potrete ripetere a voi stessi che è solo un momento di passaggio e che la tempesta non potrà che scemare. Non c’è nulla che sta andando storto, è una fase naturale del processo: la vostra energia che torna a riequilibrarsi deve prima passare per questi turbolenti moti di assestamento.

Qui vale quanto detto prima, ma all’ennesima potenza. Ogni istante di presenza vi costerà sangue, sudore e lacrime e lo sforzo apparirà titanico: ma sappiate che ogni istante di presenza -proprio come il granellino di senapa- germoglierà maestosamente nelle ore a seguire, ricompensandovi massimamente.

Infine, al calare della sera, tornerà nuovamente la quiete e -come in precedenza- vi sentirete sospinti con naturalezza in uno stato di maggiore lucidità e calma interiore. L’effetto ora sarà però molto più intenso: uno stato di profonda presenza tenderà a fiorire quasi spontaneamente in voi, mostrandovi i frutti delle fatiche nelle ore passate.

sunset-658583_960_720In quest’ultima fase lasciatevi cullare, planando sull’onda della vostra consapevolezza che va elevandosi. Qui l’errore è continuare a volersi sforzare, con il rischio di riattivare inutilmente il mentale.
È tempo che la volontà lasci il posto alla dolcezza e all’accoglienza del momento presente.

Fate qualcosa che vi dia gioia, rilassatevi, entrate in una beatitudine contemplativa e respingete con ferma tenerezza gli ultimi sussulti della mente che vorrebbe riportarvi all’azione.

È il tempo del raccolto.

P.S. I cicli energetici qui descritti valgono su ogni scala: possono essere parimenti riferiti a una settimana, un anno, una vita e persino a un’intero ciclo evolutivo della coscienza collettiva.

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