La condizione dell’adulto medio

Associazione Nazionale Britannica per l’Igiene Mentale: “Il buonumore equivale ad un elisir di lunga vita”.

Victor Hugo: “Quando rido ho venticinque anni; quando sono triste ne ho sessanta”.

I bambini sorridono e ridono in media 400 volte al giorno, un adulto 15. In una persona adulta, la capacità di ridere è ridotta al minimo, mentre prevale il sorriso; nei bambini è l’incontrario.

C’è sempre qualcosa di bello, da apprezzare, di cui meravigliarsi. Fanne esperienza.

In qualsiasi luogo ti trovi, anche ora, guardati intorno: scopri sicuramente un mondo di cui meravigliarti. Adesso ti sei reso conto che quel luogo lo vedi con occhi diversi? Sei consapevole di cosa ti sei perso fino a questo istante?

Cos’è la felicità?

La domanda più importante che Gautama il Buddha si pone è: “Cos’è la Felicità?”

A queste ne seguono altre:

  • Esiste la possibilità di realizzarla?
  • La Felicità è veramente possibile, oppure ogni cosa è soltanto momentanea?
  • La vita è solo un sogno, oppure in essa esiste anche qualcosa di sostanziale?
  • L’esistenza inizia con la nascita e termina con la morte, oppure esiste qualcosa che trascende sia la nascita sia la morte?

(Domande tratte dal libro Una risata vi risveglierà di Osho).

Per poter comprendere l’esistenza della vera Felicità, è importante rapportarla all’eternità: tutto ciò che è legato al tempo, ossia momentaneo, crea costantemente un’altalena tra Felicità ed Infelicità. Vivi nella dualità, all’interno dello spazio-tempo, dove tutto ha un inizio e una fine, perciò anche la Felicità. Anche le tue risate, perché sono collegate a qualcosa che finisce.

Ciò ti porta a vivere all’interno di un crescente disagio alla ricerca, a volte spasmodica, di momenti di Felicità.

La Felicità per come la conosci, è semplicemente una medaglia a due facce, che si alternano nella tua vita.

Il significato di tutto ciò è che, fino a che fai riferimento a quella medaglia, essa ha il libero arbitrio di decidere se renderti felice o infelice. Ogni istante tu lanci la medaglia e lei decide per te.

Lo puoi comprendere pienamente guardando il film della tua vita. Siediti in poltrona e ammira te stesso come se fossi un altro:

  • Quante volte una persona ti ha reso felice e, poi, la stessa persona ti ha reso infelice?
  • Quante volte svolgere un lavoro ti ha reso felice e, poi, quel lavoro è stato la causa della tua infelicità?
  • E la casa?
  • E gli amici?
  • La scelta scolastica?
  • Un viaggio?
  • Un vestito?
  • Un libro?
  • Un evento?
  • …………………..

Quando sei felice ti ritrovi a pensare: “Me la godo finché dura!”, ossia, stai già dando una scadenza alla tua Felicità.

L’unico modo per essere felice è dare la possibilità alla Felicità di avere lo spazio necessario dentro di te (guarda questo meraviglioso video).

Sei stato abituato ad essere ambizioso, perché solo così sarai felice, ma l’unica maniera per esserlo è abbandonarti ad essa (abbandono, dal francese être a bandon = essere in potere).

La Felicità che vivi è relativa, cioè è sempre legata a qualcosa.

L’infelicità sorge quando ti confronti con te stesso: eviti di guardarti in profondità, perché nel tempo hai represso tante cose.

Meravigliarsi

Meraviglia: che desta ammirazione.

“È preferibile vivere un solo giorno meravigliandosi di come tutte le cose nascono e muoiono”. Buddha

Ognuno di noi nasce immerso nella meraviglia, poi, ci autoconvinciamo che la realtà è un’altra cosa.

A quattro anni abbiamo già perso la maggioranza delle motivazioni per meravigliarci, grazie a tutte le informazioni che ci giungono.

Informare significa dare una forma, ma è sempre una forma imposta da altri. Più informazioni vengono lanciate nell’etere, più viene sporcata la realtà.

Per tornare a meravigliarti è necessario cancellare le memorie che ti condizionano, devi tornare alle origini, quando eri puro.

“La vera religione è radicata nella meraviglia”. Osho

Un maestro mai ti insegna, al contrario, ti aiuta ad eliminare ciò di cui sei stato informato su qualcuno, su qualcosa, sugli eventi.

Matteo 18,1: In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli”. Qui Gesù si riferisce alla capacità di meravigliarsi grazie alla purezza dei bambini, la loro libertà dalle informazioni condizionanti.

Meravigliarsi significa stupirsi dell’esistenza stessa. Rimanere in questo stato, consente di lasciare entrare l’intuizione e di creare occhi per vedere. La meraviglia si manifesta quando vivi nel qui e ora.

Il modo comune di vivere, ti porta ad aver paura dell’ignoto, in quanto essa crea insicurezza.

Questo continuo sopravvivere nella sicurezza è un agire nella totale meccanicità. Essa ti distrae da tutto ciò che è meraviglia, tutto attorno a te è scontato, perciò dimentichi che esiste in te una caratteristica straordinaria: quella di saperti meravigliare.

Un’altra modalità di vita stereotipata è quella di affidarsi al sapere preso in prestito da altri, alle convinzioni, alle tradizioni, che ti allontanano dall’intuire cosa di straordinario c’è dentro di te e attorno a te.

Il valore del riso e del pianto

Zarathustra entrò nel mondo terrestre sorridendo; questo è considerato un prodigio. Certo è così, visto che la regola è che appena arrivi qua devi piangere; se ti rifiuti di farlo, ti fanno piangere per forza.

Da adulto ti chiedi perché la tua vita è tutt’altro che bella: nel momento della nascita ti costringono a vedere tutto brutto, la prima percezione dei cinque sensi è che sei entrato in un mondo misero.

Col sorriso di Zarathustra tutte le creature hanno gioito. E col nostro pianto così diffuso per millenni, per miliardi di individui? Porsi tale domanda diventa alquanto lecito.

Il riso e il pianto sono manifestazioni animiche. Essi ti rapportano agli altri e al mondo esteriore; rappresentano momenti di armonia e disarmonia con esso.

Attraverso la risata e il sorriso si verifica un allargamento del corpo astrale. Esso ti permette di elevare le tue emozioni e di gestirle in maniera più serena. Anche se credi che l’aldilà sia inesistente, puoi comprendere questa affermazione semplicemente percependo quanto più leggero sei dopo aver riso: sembra che il mondo sia più sereno e senti che tutto fluisce meglio: parli più serenamente, vedi maggiori soluzioni ai problemi, le persone sono più belle.

Quando, invece, si piange, avviene una contrazione del corpo astrale. È come se ci fosse una spremitura; ecco allora che sgorgano le lacrime, simbolo di qualcosa che hai perduto. La lacrima sgorga da un vuoto creatosi dal distacco di ciò che l’ha generato, da ciò che hai perduto. La produzione di lacrime serve a colmare il buco astrale che si è aperto. Le lacrime vanno a pareggiare, ad equilibrare quel vuoto. Chi trattiene le lacrime, o non riesce a piangere, fatica molto di più a sostenere dolore e tristezza.

Goethe afferma che solo l’essere umano sa ridere e piangere, l’animale non ride, sogghigna; non piange, urla.

Il riso e il pianto servono a sollevare l’io. La loro alternanza crea movimento dell’io e quindi evoluzione.

Le cose più elevate, più spirituali, si manifestano nella meraviglia di ogni giorno: negli oggetti, nelle persone, negli eventi che ci accompagnano ogni giorno. Tra questi, vi sono la risata e il pianto, che sono ricorrenti nel normale fluire della vita.

Se osservi attentamente, riso e pianto sono i due modi che ha il neonato di esprimersi. Per mesi egli ha solo queste due manifestazioni per poter trasmettere alle altre persone tutto ciò che necessita di esternare.

Risata, sorriso e pianto sono l’espressione dell’ego di una persona.

Il pianto si verifica quando ti senti debole di fronte al mondo esteriore. Se sei carente di ego, sei impossibilitato ad una disarmonia con l’esterno.

Se si verifica questa disarmonia, l’ego tende ad un equilibrio attraverso una contrazione del corpo astrale, ossia cerca di avvicinare queste vibrazioni per renderle più compatte, più forti. Si genera, in questa maniera, una difesa forte che fa fronte alla debolezza del mondo esteriore.

La risata, di contro, rilassa il corpo astrale espandendolo; ne consegue che ti senti più forte nei confronti del mondo esterno.

Ridendo e piangendo modifichi anche la respirazione. Essa ti permette di introdurre energia attraverso l’inspirazione e di eliminare le tossine attraverso l’espirazione. Se ben osservi, quando ridi è più lunga l’inspirazione, perciò richiedi energia vitale; quando piangi è l’espirazione ad essere prolungata, ossia la necessità di eliminare una maggiore quantità di tossine.

Rudolf Steiner afferma che la risata e il pianto esistono in quanto espressione del divino in noi. Nel ridere, Dio eleva l’anima; nel piangere, ammonisce l’ego che deve rafforzarsi per evitare di perdersi.

La risata

La risata è in grado di produrre alchimie trasformative molto importanti. Può trasmutare il piombo in oro.

La risata è la medicina più potente che esista: è sana, è gratuita, è semplice da praticare. È il simbolo per eccellenza della Felicità. Fa entrare nelle emozioni superiori e dovrebbe essere una disciplina per tutti da praticare.

Sarebbe fantastico introdurla come materia scolastica, nei corsi di formazione aziendale, nella pratica religiosa. Inoltre, la risata è contagiosa! Hai mai provato a ridere in mezzo alla gente? Prima ti guardano stupiti, poi iniziano a sorridere, alla fine tutti ridono senza un reale motivo!

Le persone ridono sempre meno. Sono in grado di sorridere spesso, ma ridere è un’altra cosa, è più potente. Si è talmente perso l’abitudine di ridere che si ricercano gli stati emotivi provocati dalla risata attraverso altre vie: le dipendenze. Possono essere indotte da droghe, alcol, sesso, ludopatia, persone, lavoro. Le dipendenze mostrano che esistono stati emotivi superiori, bloccando quelli inferiori, ma non li creano.

Ridere è una sana abitudine da riportare il prima possibile nella propria vita, diventata ormai troppo seriosa.

Se i bambini ridono troppo, vengono tacciati, a volte dicendo loro di essere “stupidini”, creando un messaggio inconscio che ridere = stupidità, perciò smetteranno di ridere nella loro vita. Agli adulti viene inculcato che “non c’è nulla da ridere”. Guai a chi ride nei posti religiosi, perché si manca di rispetto alla divinità. Nel posto di lavoro bisogna essere professionali e quindi mai ridere. Nei luoghi di malattia e dolore è d’obbligo aver rispetto per quelle persone, che invece hanno proprio bisogno di ridere per sentirsi sollevati. Nei media, sia mai che siano riportate belle notizie…

Tutto sta diventando competizione anziché divertimento: i voti a scuola, le promozioni nei posti di lavoro, nello sport, i gossip sono creati per far accedere ad una competizione dell’ “io sono migliore di lui/lei”.

Oramai la risata dev’essere condizionata a determinati stati sociali: “solo se…posso ridere ed essere felice”.

In media, le persone trovano enorme difficoltà a ridere per 15’ al giorno, cioè l’1% del loro tempo. In India, la risata viene utilizzata come esercizio terapeutico.

Gli effetti della risata

  • Stress: la risata ti permette di staccarti dai pensieri e di essere maggiormente presente a te stesso, senza doverti concentrare. Aiuta al rilassamento muscolare, aiuta la capillarizzazione e diminuisce la produzione degli ormoni stressogeni, tra cui il cortisolo. Lo stress porta a disturbi psicosomatici, perciò la risata fa diminuire queste problematiche, con conseguente minor uso anche di antidepressivi o psicofarmaci
  • La risata aiuta a controllare le problematiche cardiache, molte volte legate a restrizioni nell’espressione dei propri sentimenti: chi ride esterna con più facilità le proprie emozioni
  • La risata migliora la capacità di ossigenazione, grazie al rilassamento, al miglioramento del tono e dell’irrorazione della muscolatura respiratoria, in primis il diaframma
  • La risata è un rinforzante del sistema immunitario, in quanto attiva la produzione di anticorpi
  • La risata massaggia tutti gli organi interni, creando un generale stato di benessere.
  • Ridere fa bene alle performance atletiche, perché attiva una maggiore produzione di stamine
  • La risata migliora le relazioni interpersonali: è più facile stare a contatto con persone radiose rispetto a chi è triste
  • La risata aumenta l’autostima e migliora le espressioni facciali.

Come diceva Osho: “Una risata vi Risveglierà”

Serena Pattaro

Ti segnaliamo le pubblicazioni editoriali dell’autrice di questo articolo, Serena Pattaro:

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